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NO MAFIA NO PARTY da Gammazita


334
27
мая
22:30

Gammazita
Piazza Federico di Svevia, 92 95100 Catania Italy
Venerdì 27 maggio, Gammazita è lieta di ospitare lo spettacolo satirico “NO Mafia NO Party”
Un monologo satirico di e con Gianpiero Caldarella ai testi e alla voce e Matilde Politi alla voce e alla fisarmonica e tratto da "Frammenti di un discorso antimafioso" (Navarra Editore).

Un lungo monologo satirico con intermezzi dialogati, canzoni originali, riflessioni e minchiate per cercare di districarsi in quel buco nero dove sembra siano finite mafia ed antimafia e da dove sembra impossibile uscire e talvolta anche comprendere quello che sta succedendo. Uno spettacolo irrispettoso, per niente politically correct, che ridicolizza certe liturgie d'apparato e molti officianti dell'antimafia e della legalità degli ultimi anni. Significa che “E' asciuto pazzo 'o padrone”, come direbbe Joe Sarnataro? No, perché in fondo, dall'Unità d'Italia in poi, una certa ambiguità nella lunga battaglia tra “bene” e “male”, tra Stato e mafia, c'è sempre stata. Per questo, dentro “NO Mafia NO Party” c'è dentro un po' di storia, di geografia, di economia, di semiotica e anche di caffeina. Per lo zucchero, se volete, portatelo da casa, quello non è previsto nel “pacchetto”.

Gianpiero Caldarella: Giornalista e autore di satira, ha fondato e diretto il mensile “Pizzino”, premiato nel 2006 a Forte dei Marmi come migliore rivista satirica in Italia. Vicedirettore del settimanale di satira “Emme”, supplemento de “L’Unità” e poi caporedattore del settimanale “Il Male di Vauro e Vincino”. Autore di una rubrica di satira per Radio 24 dal 2007 al 2009. Nel 2007 vince il premio Montanelli giovani e nel 2011 il premio giornalistico Livio Zanetti. Per Navarra Editore pubblica il volume “Sdisonorata società” e cura la pubblicazione di “Le rughe sulla frontiera – Lampedusa: restiamo umani!”. Nel tempo libero si dedica ad alcune campagne di demoralizzazione pubblica, da quella per la vendita responsabile del voto, all’organizzazione del casting di Michael W. Colletti per nuovi aspiranti politici di bella presenza, all’accoglienza di Papa Benedetto a Palermo con lo striscione: “I Love Milingo”, alla cura di numerose mostre satiriche, alcune delle quali in collaborazione con l’associazione Askavusa di Lampedusa.”

Matilde Politi: Laureata in Antropologia Culturale, facoltà di Sociologia, alla Sapienza di Roma nel 1999, lavora tra musica e teatro dal 1992. Lavora negli anni in numerose produzioni teatrali, come attrice, cantante e musicista, nonché come creatrice delle parti musicali degli spettacoli e come trainer vocale degli attori.
Matilde Politi canta e suona diversi strumenti (chitarra, fisarmonica, tamburello, percussioni, marranzano).
Durante gli anni ha portato avanti un percorso di ricerca e sperimentazione, e una intensa attività di spettacoli in strada, con repertorio folk americano, spagnolo e siciliano. Dal 2000 sceglie di dedicarsi principalmente al lavoro di ricerca sul repertorio di tradizione orale siciliano, ricerca che si allarga costantemente al riferimento alle musiche tradizionali di area mediterranea.Ha suonato in tante piazze grandi e piccole della Sicilia e d’Italia, partecipato a numerosi festival di musica popolare, anche all’estero (Spagna, Svizzera, Tunisia), come interprete del canto monodico di tradizione orale siciliano, con la missione di riportare alla “popolarità” brani scomparsi dal paesaggio sonoro contemporaneo.

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"NO Mafia NO Party” è ispirato e in gran parte tratto dal libro “Frammenti di un discorso antimafioso" che è un tentativo di esplorazione satirica su mafia e antimafia. Cos'hanno in comune il discorso amoroso e il discorso antimafioso? Goethe e Helg? No, non stiamo parlando di Hegel, avete letto bene. E' possibile fare satira sull'antimafia? Se, come diceva l'ex ministro Lunardi, "con la mafia bisogna conviverci", cosa fare di fronte a certa antimafia? Bisogna sposarsi per forza? Già sento che in tanti fra voi stanno perdendo la pazienza e si chiedono: "ma insomma, si può sapere di che parla questo libro?"
Io ancora non l'ho capito e pertanto vi lascio ai pareri di qualcuno meno confuso del sottoscritto:

Dalla prefazione di Gianfranco Marrone: “Così come Barthes sosteneva che a essere intrigante, e importante, non è l’amore ma il discorso amoroso, analogamente Gianpiero sostiene che non è l’antimafia a essere di rilievo socio-culturale (e politico, giudiziario…) ma il discorso antimafioso. In altre parole, la perifrasi barthesiana non è una banale suggestione letteraria ma un gesto teorico molto preciso, e pertinente. Da cui la serie di frammenti che compongono, in arbitrario ordine alfabetico, il discorso dell’antimafia, insieme ibrido, ma necessario, dove, avrebbe detto sempre Barthes, tutto finisce per essere smaniosa enfasi fine a se sessa, teatro senza spettatori, burattini allo sbaraglio.
Da cui, infine, il tono e lo stile che contraddistinguono questo libro e il suo autore: quello della satira, l’unico possibile probabilmente, in circostanze come queste, imbarazzanti e ridicole al tempo stesso.”

Dalla postfazione di Sergio Nazzaro: “Un testo alieno che si arma d’ironia e si inserisce nelle pieghe nascoste della letteratura su mafie e antimafie. Non ha voglia di essere un testo completo, esaustivo, ma che interroga affermando ciò che altri volutamente o per poca visione, osservano, tralasciano, neppure riescono a vedere. (…) Ogni discorso su mafie e antimafie dovrebbe finire con un verbo all’infinito che impedisce di chiuderne la discussione, e i frammenti diventano dubbi, piuttosto che certezze, verbi all’infinito piuttosto che participi passati. Come in un cammino ad ostacoli sono le pietre che si muovono sotto i piedi, rotonde e imprecise che non lasciano mai il piede appoggiato bene. Non ci possiamo fidare di questi frammenti, come non ci possiamo fidare del perché la letteratura sulle mafie cerchi un punto di arrivo piuttosto che un punto di inizio e lascia da parte, con deferenza, le antimafie. Leonardo Sciascia, nel frattempo, si documenta in rete.”

Da “la Repubblica”, articolo di Tano Gullo: “Un volume che ricama con ironia su scandali e arresti che confondono i ruoli tra i “buoni” e i “cattivi”. Nelle pagine ci sono anche gustose intuizioni e accostamenti che con lo strumento del paradosso ci fanno intravedere scenari diversi da quelli che ci offre l'apparenza immediata.”

Da Sicilianformazioni.it, articolo di Antonino Cangemi: “Attualissimo. Le battute al vetriolo di Caldarella sono frecce acuminate che si scagliano contro i “professionisti dell’antimafia” e della legalità di facciata.”